Via Toledo – Quartieri Spagnoli

Il centro storico di Napoli è stato dichiarato nel 1995 patrimonio dell’umanità dall’UNESCO. Racchiude 27 secoli di storia e risulta essere il più vasto d'Europa estendendosi su una superficie di 17 chilometri quadrati. La sua particolare unicità sta nella conservazione quasi totale e nell'uso dell'antico tracciato viario greco.

Il centro antico

«Parto. Non dimenticherò né la via Toledo né tutti gli altri quartieri di Napoli; ai miei occhi è, senza nessun paragone, la città più bella dell'universo.».

Via Toledo è da sempre considerata l’arteria più importante di Napoli e non per caso lo scrittore francese Stendhal ne sottolinea la sua bellezza. Via Toledo parte da Piazza Dante e termina a Piazza Triste e Trento creando il collegamento diretto tra la zona dei decumani e Piazza del Plebiscito. Scendendo verso il mare, sul lato destro di via Toledo si sviluppano i Quartieri Spagnoli.

Di seguito le principali attrazioni da vedere, mentre se vuoi degli approfondimenti ti invito qui. Il nostro blog è costantemente aggiornato e ti offrirà non solo spunti su cosa visitare, ma ti darà dettagli tecnici dei singoli monumenti di Napoli.


Via Toledo

Via Toledo è lunga circa 1,2 km. Il percorso inizia da Piazza Dante e termina in Piazza Trieste e Trento, nella sequenza della strada si diramano altre arterie di notevole importanza, piazze, chiese e palazzi nobiliari. La via è una delle tappe dello shopping napoletano e della vita culturale fin dal XVI secolo. Nel corso dei secoli la sua fama è stata accresciuta tramite i viaggi del Grand Tour e di alcune citazioni nelle canzoni napoletane.

Il 15 maggio 1848 la via fu teatro della repressione messa in atto da Ferdinando II contro i liberali napoletani che difendevano la costituzione da poco ottenuta, vi furono innalzate barricate espugnate dai reparti di mercenari svizzeri dell'esercito con numerosi morti e il successivo saccheggio di Palazzo Cirella. Dal 18 ottobre del 1870 al 1980 la strada si è chiamata Via Roma in onore della neocapitale del Regno d’Italia.

La strada vede nel 2012 l'inaugurazione della stazione Toledo della Metropolitana di Napoli ed è, a partire da via Armando Diaz fino a piazza Trieste e Trento, interamente adibita a transito pedonale.


Piazza Dante

Piazza Dante costituisce l'inizio di via Toledo e, tramite l'accesso a Port'Alba sul lato nord della piazza, la stessa confluisce lungo il Decumano maggiore. In origine era detta Largo del Mercatello, poiché vi si teneva, fin dal 1588, uno dei due mercati della città, differenziandosi con il diminutivo mercatello da quello più grande ed antico di piazza del Mercato.

La piazza assunse l'attuale struttura nella seconda metà del Settecento, con l'intervento dell'architetto Luigi Vanvitelli; il "Foro Carolino" commissionatogli doveva costituire un monumento celebrativo del sovrano Carlo III di Borbone. Dal 1843 la nicchia centrale costituisce l'ingresso al convitto dei gesuiti, divenuto nel 1861 Convitto nazionale Vittorio Emanuele II, ospitato nei locali dell'antico convento di San Sebastiano.

Al centro della piazza si erge una grande statua di Dante Alighieri, opera degli scultori Tito Angelini e Tommaso Solari junior, inaugurata il 13 luglio 1871 (data dalla quale la piazza è intitolata al sommo poeta). Ancora, presso la piazza sono presenti quattro monumentali chiese: in senso antiorario da nord quella dell'Immacolata degli Operatori Sanitari, di Santa Maria di Caravaggio, di San Domenico Soriano e di San Michele a Port'Alba.


Piazza Trieste e Trento

Nodo viario di grande rilevanza, qui convergono via Toledo, via Chiaia e via San Carlo; inoltre è il principale punto d'accesso alla vicina, e ben più famosa, piazza del Plebiscito. Piazza Trieste e Trento assunse l'odierna denominazione nel 1919 in celebrazione della vittoria italiana nella Prima Guerra Mondiale, mentre l'assetto attuale risente delle trasformazioni urbanistiche attuate fino al termine dell'Ottocento.

Di forma irregolare, ai suoi margini sorgono il Teatro San Carlo, il Palazzo Reale, il Palazzo del Cardinale Zapata e la seicentesca chiesa di San Ferdinando, inglobata nel medesimo lotto della Galleria Umberto I. Al centro della piazza si trova la Fontana del Carciofo, voluta da Achille Lauro negli anni cinquanta del XX secolo. Sul lato ovest, al piano terreno del palazzo delle Prefettura, è situato il celebre Caffè Gambrinus, in cui è ancora conservata la decorazione creata da alcuni importanti artisti attivi tra la fine dell'Ottocento e l'inizio del Novecento, come Gabriele D'Annunzio e Filippo Tommaso Marinetti.


Toledo - Stazione dell'arte

La stazione di Toledo è stata progettata dal designer spagnolo Óscar Tusquets Blanca ed è stata inaugurata il 17 settembre 2012. Nello spazio esterno della fermata sono presenti tre piramidi a forma esagonale, rivestite di pannelli color ocra e blu, che forniscono luce naturale al primo livello della stazione. All'ingresso di via Diaz è presente inoltre la statua in acciaio corten di William Kentridge, Il cavaliere di Toledo, alta sei metri e inaugurata il 15 dicembre 2012.

L'ascensore (rivestito di pannelli in vetro) è posizionato vicino alla scala mobile, fornita di una copertura ondulata, ed è seguito da una particolare passeggiata formata da grandi cerchi arancioni e fornita di sedute in pietra vulcanica. Al primo piano interrato sono integrati nel progetto architettonico i resti della cinta muraria di età aragonese, mentre il calco di un campo arato del Neolitico, ritrovato durante i lavori di scavo della stazione, è esposto presso la Stazione Museo, in “Stazione Neapolis”, nel corridoio di collegamento con il Museo Archeologico Nazionale di Napoli. L'atrio è caratterizzato da due mosaici di William Kentridge realizzati dal mosaicista Costantino Aureliano Buccolieri. Il primo, Ferrovia Centrale per la città di Napoli, Il secondo mosaico, collocato al di sopra delle scale mobili, si intitola Bonifica dei quartieri bassi di Napoli in relazione alla ferrovia metropolitana.

Man mano che aumenta la profondità, il percorso è scandito dall'alternarsi dei colori che rimarcano i vari livelli dello scalo: nell'atrio pavimento e pareti sono neri, che richiama l'asfalto della civiltà contemporanea, scendendo diventano color ocra (alludendo ai colori caldi della terra e del tufo napoletano) mentre nel piano binari diventano azzurro come il mare e gli abissi. Nel piano banchine, è presente un monumentale ambiente sotterraneo, in cui domina la bocca ovoidale del Crater de luz, un grande cono che attraversa tutti i piani della stazione. Guardando al suo interno, è possibile riconoscere la luce del sole e un gioco di luci LED, Relative light, opera di Robert Wilson. Robert Wilson, artista poliedrico impegnato in diversi campi espressivi, dalla regia teatrale alla video arte, ha realizzato anche, nel corridoio che conduce verso il piano banchina, una coinvolgente installazione ambientale, lunga ventiquattro metri e intitolata "By the sea... you and me": due lunghi light-box a luce LED che riproducono l’'immagine di un mare appena increspato dal movimento continuo delle onde, ottenuto grazie all’'utilizzo della tecnologia lenticolare.


Palazzo Zevallos

Il palazzo fu eretto tra il 1637 e 1639 da Cosimo Fanzago su volontà della famiglia spagnola degli Zevallosduchi di Ostuni, che vollero per loro un palazzo nobiliare su via Toledo, non riuscendo a costruirne uno sui vicini quanto affollati Quartieri Spagnoli. Il primo proprietario del palazzo fu appunto Giovanni Zevallos.

Il palazzo ospita l'omonima galleria museale che conta 120 opere tra pitture, disegni e sculture facenti parte delle raccolte delle gallerie d'Italia di proprietà del gruppo Intesa Sanpaolo. Le opere componenti le Gallerie di palazzo Zevallos sono esposte all'interno delle sale del piano nobile con criterio cronologico. Queste si compongono di pitture che vanno dal Seicento napoletano a quelle dell'Ottocento facenti parte della scuola di Posillipo e Resina, fino ad arrivare a sculture e disegni a matita e carboncino di Vincenzo Gemito eseguiti a cavallo tra il XIX e XX secolo, a cui è stata dedicata un'intera sala. Tra i pezzi più importanti della collezione c'è l'ultima opera di Caravaggio, il Martirio di sant'Orsola, del 1610


Basilica dello Spirito Santo

La Basilica dello Spirito Santo fu edificata nel 1562. L'esterno della chiesa si caratterizza per una facciata barocca sobria e imponente, dal cui corpo di fabbrica si eleva una delle più grandi ed eleganti cupole della città. A sinistra della facciata è il palazzo del Conservatorio dello Spirito Santo, dove permangono come elementi originali dell'architettura il monumentale portale barocco, il cortile interno e l'oratorio della Confraternita dei Verdi sulla destra, dove all'altare è una tela della Natività di Giacomo Farelli. A destra della chiesa rimane superstite invece sul vico che si snoda laterale all'edificio, l'oratorio della Confraternita dei Bianchi, dove all'altare maggiore è una Maestà d'Ognissanti di Girolamo Imparato.


Quartieri Spagnoli

I quartieri sorgono intorno al XVI secolo al fine di accogliere le guarnigioni militari spagnole destinate alla repressione di eventuali rivolte della popolazione napoletana. Fin dall'epoca della loro nascita, i quartieri spagnoli presentarono fenomeni di criminalità e soprattutto prostituzione, legata alla continua ricerca di "divertimento" da parte dei soldati spagnoli.

Più di recente la zona ha cominciato a conoscere una seppur modesta riabilitazione. Grazie alla particolare conformazione urbanistica, ai nuovi negozi e punti di ristorazione, ai piccoli mercati di pesce e ortofrutticoli che vi stazionano all'interno, all'apertura della nuova stazione metropolitana e, in generale, al folklore che la zona conserva, i Quartieri Spagnoli sono non di rado punto ricercato dalle foto di curiosi e turisti provenienti da ogni parte del mondo.

I Quartieri Spagnoli rappresentano un nucleo di rilevanza storico artistica di prim'ordine della città di Napoli, che offre anche diversi spunti della cultura popolare e dello stile di vita napoletano, come, per esempio, la presenza di piccole botteghe artigianali, oppure dei "bassi napoletani", o, ancora, di piccoli e bui vicoli caratterizzati da alte scalinate e dai panni stesi ad asciugare tra i palazzi.


Napoli sotterranea Laes

Il termine "Napoli sotterranea" sta ad indicare il fittissimo e complesso reticolo di cunicoli e cavità, che si trovano nel sottosuolo napoletano e che formano una vera e propria città che ricalca la città di superficie. 
La città sotterranea si estende sotto tutto il centro storico, ad essa sono legati miti e leggende ancora oggi vivi nell'immaginario collettivo dei napoletani. Le gallerie sottostanti Napoli sono state usate, nel corso dei secoli, in diversi modi. Nate in seguito all'estrazione di tufo per la costruzione della città, sono state poi adibite ad acquedotto e come rifugio ai tempi della Seconda Guerra Mondiale.

Il sottosuolo di Napoli affascina ed impressiona per l'imponenza delle cavità, e quindi degli spazi, e per il dedalo di cunicoli che si intersecano per diversi chilometri sotto le strade ed i palazzi.

Scendete con noi nelle viscere della città per scoprirne la storia ed i misteri attraverso il tour sotterraneo più affascinante della città. La visita guidata è adatta a tutti ed è particolarmente gradita ai bambini. È un vero e proprio viaggio nel tempo di 2400 anni che ha inizio da uno dei vicoli dei quartieri spagnoli, nei pressi di piazza del Plebiscito, e termina in via Chiaia a pochi passi dal punto di ritrovo di piazza Trieste e Trento.

L'ingresso alla Napoli sotterranea è nei quartieri spagnoli, precisamente in vico S. Anna di Palazzo 52, a ridosso di via Toledo e delle centralissime piazza del Plebiscito e piazza Trieste e Trento dove è posto il punto di ritrovo (esterno del Caffè Gambrinus) da dove parte la visita alla Napoli sotterranea.