Rione Sanità e Capodimonte

Il Rione Sanità è ad oggi la parte di Napoli che vive il maggior riscatto sociale. Un riscatto che viene dal basso e quindi forte, impetuoso. Un riscatto che porta le persone a cercare alternative nella cultura, nel sociale e nel turismo creando occupazione nel rione tra i più problematici di sempre.

Ci tengo molto quindi a sottolineare quanto in questa parte di Napoli i cittadini abbiano capito l’importanza delle ricchezze storiche, artistiche e culturali e stiano sfruttando le potenzialità che erano, solo poco tempo fa, dimenticate o per molti, potenzialità difficili da rendere reali.

In questa sezione con il Rione di Sanità si trova Capodimonte in quanto potrebbe essere un’ottima idea quella di unire alla visita del Museo di Capodimonte, quella del Rione Sanità con tutte le sue bellezze e le tante cose da scoprire.

Il nostro blog è costantemente aggiornato e ti offrirà non solo spunti su cosa visitare, ma ti darà dettagli tecnici dei singoli monumenti di Napoli.


Il Rione Sanità

Il rione Sanità si trova in un vallone utilizzato sin dall'epoca greco-romana come luogo di sepoltura. In questo rione sono sorti ipogei ellenistici e catacombe paleocristiane, come quelle di San Gennaro e San Gaudioso, stringendo una forte relazione tra uomo e morte che si è protratta nei secoli, dimostrata dal cimitero delle Fontanelle, adoperato per ospitare le vittime della grande peste del 1656. Inizialmente destinato ad accogliere importanti famiglie nobiliari e facoltosi borghesi della città (testimonianza di ciò, i maestosi palazzo Sanfelice a via Arena della Sanità e palazzo dello Spagnolo ai Vergini), col passare del tempo è diventata una delle zone più popolari di Napoli.

Basilica di Santa Maria alla Sanità

La Basilica è il cuore del rione e si erge sopra il sito delle catacombe di San Gaudioso. Costruita tra il 1602 e il 1610, l suo tratto distintivo è la cupola con maioliche gialle e verdi, conosciuta da tutta la città perché è subito visibile attraversando il ponte della Sanità. La pianta della chiesa è a croce greca, con il presbiterio rialzato per inglobare la precedente basilica paleocristiana, da cui si accede alla catacomba. La Basilica di Santa Maria della Sanità è nata come segno di devozione dei fedeli napoletani alla Madonna, in seguito al ritrovamento di un affresco risalente al V-VI secolo. Si tratta della raffigurazione più antica della Madonna a Napoli, che ora si trova in una delle cappelle della Basilica. La Basilica è un vero e proprio paradiso pittorico, che custodisce tra le sue navate preziose opere d'arte seicentesche. Numerose opere della seconda metà del Seicento furono realizzate da Luca Giordano, come la tela raffigurante La Vergine con i Santi Giacinto, Rosa e Sant'Agnese e quella dedicata a San Vincenzo Ferrer cara ai devoti. Nel 1677 Dionisio Lazzari realizzò il pulpito in marmo, mentre la scalinata fu rifatta in marmi policromi. L'antisagrestia, affrescata da G.B. Di Pino, custodisce alcuni ex-voto donati dai fedeli a San Vincenzo il Monacone e conduce al chiostro ellittico sovrastato dal cosiddetto ponte della Sanità.

Il Sottosuolo della Sanità

Il sottosuolo della Sanità costituisce un contesto di straordinario interesse culturale per la stratificazione archeologica e storico-artistica che testimonia l’ideologia funeraria a Napoli dalla fine del IV sec. a.C. ai giorni nostri. Sono noti diversi tratti della necropoli ellenistica, i magnifici complessi delle Catacombe di San Gennaro, delle Catacombe di San Gaudioso, delle Catacombe di San Severo. Il celeberrimo Cimitero delle Fontanelle, realizzato all’interno di una gigantesca cava di tufo scavata sotto la collina di Materdei, rappresenta, unitamente al culto delle anime pezzentelle il rapporto che da sempre il popolo napoletano ha con l’aldilà.


Cimitero delle Fontanelle

Luogo suggestivo quanto inquietante. L’origine del Cimitero delle Fontanelle è legato alle disgrazie del popolo napoletano, infatti sono pervenuti scheletri di persone decedute per le gravi epidemie di peste e di colera che colpirono la città dal XII secolo in poi. Il nome deriva dalla presenza di sorgenti d’acqua situate in questo posto nell’antichità.

Il cimitero è un covo di scheletri e teschi con le proprie leggende, i propri miti e le proprie storie surreali. Il percorso è caratterizzato da un’infinità di resti di uomini privi di identità, tranne che per quelli conservati nelle teche. I due corpi distinti e preservati in maniera particolare, rispetto agli altri, sono quelli del conte Filippo Carafa e della moglie Margherita. Dietro la figura della contessa Margherita si nasconde una leggenda dovuta alla posizione mummificata ed all’espressione del proprio volto. Infatti si narra che la nobildonna sia morta affogata a causa di uno gnocco.


Catacombe di San Gennaro

Le Catacombe di San Gennaro sono le più grandi del Sud Italia, si estendono su una superficie di circa 5800 metri quadrati su due livelli, scavati nel tufo della collina di Capodimonte per accogliere ipogei sotterranei, comunemente chiamati tombe. Il primo nucleo di sepolture risale ad una famiglia gentilizia, di cui è possibile vedere, ancora oggi, gli affreschi. Intorno al V secolo  d.C. le tombe aumentarono perché molti fedeli volevano essere sepolti accanto a San Gennaro, il patrono di Napoli,  la cui traslazione del corpo presso le catacombe fu voluta dal vescovo di Napoli. Oltre che un cimitero, le catacombe divennero anche un luogo di preghiera tanto che furono fondate delle vere e proprie basiliche.

Catacombe di San Gaudioso

La struttura catacombale, formatasi probabilmente sulla sede di una preesistente necropoli greco-romana, andò comunque sviluppandosi nell'allora disabitato vallone della Sanità dove, secondo la tradizione, aveva trovato sepoltura san Gaudioso, un vescovo dell'Africa settentrionale naufragato a Napoli e qui vissuto fino alla morte dopo avervi fondato un monastero ed essersi guadagnato fama di santità. L'accesso alle catacombe si trova nella cripta, sotto il presbiterio rialzato della chiesa intitolata alla Madonna della Sanità. L'attore napoletano Antonio De Curtis, in arte Totò, era originario del Rione Sanità e frequentatore delle sue catacombe, dove esiste un affresco della morte che vince su ogni cosa che probabilmente ha ispirato a Totò la sua poesia 'A livella.


Palazzo dello Spagnolo

Il palazzo dello spagnolo venne eretto nel 1738. La realizzazione della monumentale scala a doppia rampa, definita ad "ali di falco", fu pensata come una sorta di luogo di incontro, in cui avveniva una vera e propria vita sociale. Frequenti erano le visite di Carlo III di Borbone, che nel palazzo cambiava i cavalli per prendere dei bovi, unici animali capaci di portarlo fino a Capodimonte lungo la ripida via Vergini.

Sul finire del secolo venne acquistato da un nobile di Spagna, Tommaso Atienza, il cui soprannome lo Spagnolo è il motivo per cui il palazzo si chiama oggi in tale modo. Il palazzo è forse il più pregevole esempio di architettura civile in stile barocco napoletano, grazie soprattutto alla imponenza esemplare della scala principale a doppia rampa, che costituisce la facciata interna dell'edificio, nonché caratteristica architettonica principale del barocco napoletano.


Museo e Bosco di Capodimonte

Il Museo Nazionale di Capodimonte sorge nel Bosco di Capodimonte, parco utilizzato dai Borbone per l’attività di caccia. La reggia nasce nel 1735 quando Carlo di Borbone decide di organizzare le opere d’arte ereditate dalla madre, Elisabetta Farnese. Nel 1830 fu terminato sotto la guida del sovrano Ferdinando II, successivamente divenuto residenza dei duchi d’Aosta fino al 1920, anno in cui diventa proprietà dello stato. Dopo la guerra fu inaugurato ufficialmente il Museo Nazionale di Capodimonte.

Il museo è situato all’interno del vastissimo bosco di Capodimonte. La reggia si sviluppa in tre piani contenenti opere d’arte fondamentali per la cultura italiana ed europea. Il primo piano comprende la Galleria Farnese, la collezione Borgia, la collezione De Cicco, la galleria delle porcellane, l’armeria borbonica e farnesiana e parte dell’appartamento reale. La Galleria Farnese è una tappa indispensabile per chiunque giunga a Napoli in quanto è possibile ammirare opere di artisti del calibro di Tiziano, Correggio e Parmigianino. Attraversare le stanze dell’appartamento reale è un’esperienza unica poiché è rimasto inalterato nel tempo e consente di viaggiare con la fantasia trasportando i visitatori in una favola. Il secondo piano invece comprende l’arte napoletana, Caravaggio ed i caravaggeschi, la sala degli arazzi e la collezione d’arte contemporanea che si estende e si conclude nel terzo piano.

È consigliabile visitare il museo di mattina o durante una bella giornata di sole per potersi godere a pieno il parco, organizzare un picnic, giocare, correre o semplicemente passeggiare tra i viali del bosco. Nonostante sia sottovalutato, il museo di Capodimonte è una tappa fondamentale in quanto ospita le opere d’arte dei più importanti artisti italiani ed europei. Imperdibile la visione della Flagellazione di Cristo di Caravaggio, opera di grande rilievo per la pittura barocca napoletana, di grande impatto visivo ed emozionale. Inoltre il museo organizza mostre ed ospita spesso dipinti di fama internazionale, provenienti da tutto il mondo.