Pozzuoli e i campi flegrei

I CAMPI FLEGREI

I Campi Flegrei sono una vasta area situata nel golfo di Pozzuoli, a ovest della città di Napoli e del suo golfo. L'area è una grande caldera in stato di quiescenza, con un diametro di 12–15 km, i cui limiti sono dati dalla collina di Posillipo, dalla collina dei Camaldoli, dai rilievi settentrionali del cratere di Quarto, la collina di Sanseverino, l'acropoli di Cuma, e Monte di Procida. In questo circuito si trovano numerosi crateri e piccoli edifici vulcanici (almeno ventiquattro), alcuni dei quali presentano manifestazioni gassose effusive (area della Solfatara) o idrotermali (ad AgnanoPozzuoliLucrino), Nella zona sono presenti dei laghi di origine vulcanica (Lago d'Averno) e laghi costieri originatisi per sbarramento (Lago di LucrinoLago Fusaro, e Lago Miseno).

L’alternarsi di crateri e laghi molto vicini al mare rendono i Campi Flegrei una meraviglia naturale.

Uno spettacolo imperdibile a cui va aggiunto un bagaglio storico e culturale enorme. Una storia molto antica che risale al primo insediamento greco: la città di Cuma fondata intorno al 740 A.C.

Attualmente la città più importante dell’area, ed anche quella più popolata, è Pozzuoli fondata intorno al 530 A.C, ma assume un ruolo di enorme rilevanza storica la Città di Bacoli con la frazione di Baia con il Castello Aragonese, il Museo Archeologico ed il suggestivo Parco Sommerso di Baia, una piccola Atlantide tutta da scoprire.

I suggerimenti di Gennaro

Questa zona merita l’attenzione dei visitatori. Paesaggi fantastici, siti archeologici dell’età greca e romana, la Solfatara, una fremente vita notturna e spiagge fantastiche non possono essere sottovalutate da chi viene in vacanza a Napoli.

Il mio consiglio è di dedicare un giorno alla visita dei Campi Flegrei. Potete organizzare la vostra visita in autonomia utilizzando i mezzi pubblici che collegano Napoli ai Campi Flegrei oppure potete decidere se prenotare un tour o avere la possibilità di organizzare la vostra giornata con un’escursione privata per godervi questo angolo di paradiso in totale privacy e relax.


Di seguito le principali attrazioni che offre quest’area, mentre se volete trascorrere una serata in un bar sulla spiaggia o cenare sul lungomare di Pozzuoli cliccate qui

POZZUOLI

Anfiteatro Flavio di Pozzuoli.

L’Anfiteatro di Pozzuoli, edificato nel I sec. d.c. dagli stessi architetti e con uguali materiali del Colosseo, dopo anche quello di Capua è il terzo per grandezza in Italia.
Ma per lo stato di conservazione dei sotterranei, solo a Pozzuoli può essere compresa la complessa organizzazione per rendere fruibili i diversi spettacoli che si svolgevano nella splendida arena.

 
L’interessante iscrizione ritrovata: Colonia Flavia Augusta/Puteolana pecunia sua, indica che il finanziamento dell’opera fu a totale carico dei puteolani. Un aspetto importante che risalta l’opulenza della città.
Lo studio architettonico dei sotterranei dell’anfiteatro Flavio di Pozzuoli ha permesso di precisare con certezza il tipo di spettacoli celebrati: combattimenti gladiatori, cioè tra gladiatori diversamente armati o venationes quando i gladiatori si scontravano con bestie più o meno feroci.

 

L’impianto non permette assolutamente la battaglia navale perché non è allagabile, l’acqua sarebbe comunque defluita attraverso gli efficienti impianti. Sono escluse corse di bighe o cavalli che si svolgevano nel circo e l’atletica che godeva degli appositi stadi.

Spettacoli di Gladiatori.

Furono gli etruschi a celebrare per primi i combattimenti gladiatori o munera in onore dei defunti, ma non era prevista la morte del perdente, probabilmente finivano al primo sangue. Anche le prime celebrazioni romane avevano lo stesso scopo. Abbiamo notizia della storica celebrazione del 264 a.c. dei fratelli Marco e Giunio Bruto in onore del defunto padre. Questi spettacoli ebbero un enorme successo e finirono per diventare uno strumento per ottenere consenso politico, venivano organizzati gratuitamente dai candidati alle elezioni per le cariche istituzionali in modo da acquisire benemerenza e quindi il voto. Divennero parte del costume romano, tanto da essere ritualmente dati dagli imperatori.
I gladiatori, all’inizio schiavi o prigionieri di guerra, con la partecipazione di uomini liberi divennero veri professionisti addestrati nelle apposite scuole, a loro volta intese come lucroso investimento.

L’Anfiteatro è visitabile tutti i giorni tranne il martedì giorno di chiusura. Dalle 9.00 fino ad un’ora prima del tramonto.

Rione Terra

Il piccolo promontorio circondato dal mare per tre lati, prima di essere il “Rione Terra” fu acropoli della colonia di diritto romano chiamata Puteoli. Dove per acropoli in termini moderni diremmo centro direzionale o city, vale a dire un concetto ed un’urbanistica differente dall’acropoli greca che si presenta con un sostanziale carattere religioso. La centuriazione, cioè la divisione dei terreni da assegnare ai singoli coloni, potrebbe essere stata attuata tra la Solfatara e il monte Gauro  (Charles Dubois). San Girolamo, vissuto tra il 347 e il 415 circa, rimane l’unica fonte dell’esistenza di una colonia greca nel golfo di Pozzuoli, ma nel territorio puteolano non è stata trovata la benché minima traccia di abitato o necropoli risalenti al 538 a.c. circa, anno della presunta fondazione. Tracce archeologiche e fonti scrittorie riferiscono agli ultimi decenni del III sec. a.c., ma è innegabile registrare l’entrata nella storia del popolo puteolano solo a partire dalla colonia romana del 194 a. c.. La visita del Rione Terra è improcrastinabile per chi volesse conoscere le strutture urbanistiche e attraverso un affascinante percorso, cogliere i momenti di vita e di svago dei suoi abitanti. Le strade, la macina, la taberna, il postribolo, un luogo di culto gentilizio eccezionale per i suoi affreschi e infine il Tempio/Duomo. Il tempio di Puteoli, considerati i materiali usati per edificare il podio, le perfette proporzioni tra le varie componenti architettoniche e la sua marmorea bellezza è la casa degli Dei descritta dal grande architetto romano Vitruvio, unico esempio al mondo visibile. Allo stesso momento si possono osservare l’imponente complessità della domus, la casa del vescovo e la cattedrale luogo di culto di concezione cattolica. Il percorso all’aperto offre a volte uno spaccato medioevale.

Quando visitare.

INGRESSO GRATUITO SOLO SU PRENOTAZIONE 

APERTURA SOLO SABATO E DOMENICA DALLE 10 ALLE 17

La Solfatara di Pozzuoli è uno degli ultimi coni vulcanici visibili del Terzo Periodo Eruttivo dei Campi Flegrei, risalente da 4800 a 3800 anni fa.

Gli ultimi studi ritengono che la formazione della Solfatara sia avvenuta in un unico evento tra 3900 e 3700 anni fa nell’ambito dei fenomeni della Caldera Vulcanica dei Campi Flegrei. La recente scoperta di una necropoli ai piedi della Solfatara, risalente al primo secolo e senza alcuna copertura di materiali piroclastici, ha clamorosamente smentito la notizia di una ulteriore eruzione avvenuta nel 1198 che pure aveva trovato ampio credito.

Dopo le grandi eruzioni del TGN (Tufo Giallo Napoletano) avvenute tra 15000 e 12000 anni fa, nella caldera dei Campi Flegrei si sono succedute in tre diversi periodi oltre 60 formazioni di vulcani, ma uno solo ha dato origine ai fenomeni visibili all’interno della Solfatara.

Le eruzioni vulcaniche si verificano in seguito alla fuoriuscita di masse di magma provenienti dalle profondità terrestri, ma a volte la camera magmatica che le contiene non si esaurisce completamente. Com’è stato recentemente accertato, a circa 3,5 km. sotto la Solfatara persiste una massa magmatica di relativa grandezza, ma non abbastanza da dare origine ad una nuova eruzione. Gli studiosi definiscono questo fenomeno “stato quiescente” del vulcano. Dovranno passare secoli prima che possa spegnersi definitivamente. Intanto le falde freatiche presenti nel sottosuolo, in seguito al continuo susseguirsi delle piogge, periodicamente si ingrossano avvicinandosi al calore. L’acqua ridotta in vapore risale in superficie riportando con se particelle di vari minerali. Questa fase è chiamata non a caso “Solfatarica” e anche se risalente ad un’unica origine, si manifesta in diversi tipi di eventi.

La Grande Fumarola o Bocca Grande presenta un gran numero di fumarole ridotte in un solo determinato spazio. Sollecitate dall’agitare di una torcia, i vapori emessi aumentano diventando impressionanti. Le particelle presenti nel vapore passano velocemente da una fase gassosa alla solidificazione, dando origine a cristalli che si depositano sulle pietre e in rapporto ai minerali contenuti formano su di esse patine di splendidi colori.

La Fangaia.

Acqua piovana o formatesi in seguito alla condensa dei vapori provenienti dal sottosuolo, si mescola con l’argilla ampiamente presente, formando un fango poco denso e permette così la fuoriuscita del gas in un susseguirsi di bolle. Passeggiare a pochi metri dal fondo di una naturale caldaia in ebollizione è certamente un fatto eccezionale, ma c’è di più. Le striature leggermente più scure presenti sulla superficie del fango sono composte da un batterio presente solo a Pozzuoli, il Sulfolobus Solfataricus. Resistente alle estreme condizioni di acidità e temperature del luogo, costituisce la prova della esistenza della vita sul nostro pianeta anche in ambienti ritenuti impossibili. La sorprendente scoperta di Pozzuoli ha indotto diversi istituti scientifici ad ulteriori studi, che apriranno certamente nuovi orizzonti sulla nascita della vita sul nostro pianeta.

Le stufe. Due grotte scavate nella montagna, con l’ingresso rivestito in muratura, formano sudatori naturali. Rivelano, inoltre, la reale temperatura della parete rocciosa del cratere appena sotto la superficie.

Clicca Qui per vedere le foto della Solfatara 

Il Duomo di Pozzuoli – Tempio di Augusto


Fu un incendio divampato nel 1964 che, distrutta la navata centrale, costrinse a dei saggi che scoprirono sotto la muratura moderna le colonne, l'architrave, le pareti della cella dell'antico tempio. Già nel 1634, per volere del vescovo Martino de Léon alcune colonne furono assottigliate o tolte per permettere la costruzione di cappelle laterali, mentre la parete posteriore della cella fu abbattuta per permettere il passaggio tra la navata e l'abside della basilica. Forse parte delle colonne servirono alla chiesa sovrastante, visto che appaiono diverse tra loro e di epoca molto antica.Realizzato durante la dominazione spagnola qui generazioni di abitanti di Pozzuoli sono venuti a pregare ma nessuno di loro se mai accorto che questo Duomo nascondeva qualcosa, in effetti era stato realizzato inglobando una struttura molta più antica, un tempio romano, quello che oggi viene chiamata il "Tempio di Augusto".

Il tempio di Augusto, sorto sull'area di un tempio più antico di età greca o sannitica, ed eretto in seguito all'istituzione della colonia, fu ricostruito dal ricco mercante Calpurnio in onore dell'imperatore Augusto, come riferisce un'iscrizione con dedica:
L. Calpurnius L.f. templum Augusto cumornamentis d.s.f. (Lucio Calpurnio, figlio di Lucio, dedicò a sue spese questo tempio ed il suo arredo ad Augusto).


Tutto questo risulta evidente all'interno della piccola cappella del "Santissimo sacramento" tutt'attorno ci sono decorazioni del dominio spagnolo e si è rapiti da una bella piccola cupola con stucchi e finti marmi sempre del '600, ma poi lo sguardo viene subito attratto da un'altra struttura e questa invece è di marmo vero, marmo di Carrara, ci sono colonne e lastre di marmo, questo era il "Tempio di romano".
Duemila anni fa questo era uno dei templi più importanti della città sorto tra l'altro sui resti di un tempio ancora più antico in tufo il "Capitoglium" dedicato a Giove, Giunone Minerva eretto proprio nel momento stesso della fondazione della città nel 194 A.C.
È incredibile quanto sia integro venne costruito da Augusto nel punto più alto di questo promontorio, il tempio misurava 15 metri per 23 metri con 6 colonne sulla facciata e 9 sui lati lunghi.
Già in epoca romana, finita l'eta pagana, veniva utilizzata come chiesa e poi fu semplicemente inglobato nel '600 nella nuova cattedrale. Scomparendo dietro le sue pareti le sue decorazioni, gli stucchi lo hanno coperto come un vestito lo si è poi ritrovato per così dire nuovamente solo nel 1964 quando un violento incendio ha distrutto parte della chiesa mettendo a nudo le strutture più antiche.

 

Tutti sapevano che la cattedrale di Pozzuoli sorgesse sull'area del Tempio di Augusto, quel che si ignorava era che il tempio esistesse ancora, inglobato nelle spesse mura seicentesche, anche se alcuni capitelli di ordine corinzio al di sopra della porta secondaria dell'edificio ed altri frammenti marmorei dell'architrave opposto potevano farlo sospettare.

A cinquant'anni esatti dalla sua chiusura, dovuta ad un incendio che ne devastò la volta e la navata centrale riapre il duomo di Pozzuoli.I lavori, effettuati al presbiterio, all'abside e alla Sala capitolare, sono iniziati nel 2006, a seguito di un concorso internazionale di progettazione.La struttura, chiuse esattamente il 17 marzo 1964 per non riaprire più. I restauri furono avviati a singhiozzo, con fondi discontinui e i frequenti sciami di bradisismo che colpirono particolarmente in quegli anni l'intera area portarono al definito abbandono di tutto il Rione Terra (che fu evacuato il 2 marzo 1970). Ma il duomo rappresenta un unicum nel mondo dell'arte e dell'archeologia. Fonde infatti l'arte cristiana, rappresentata dalla chiesa barocca progettata da Bartolomeo Picchiatti, con l'antico tempio romano su cui poggia (e in parte ingloba), costruito nel primo secolo dopo Cristo. Era dedicato a Giove e ancora conserva le maestose colonne corinzie della facciata e le pareti in marmo e cristallo.

Una folla festante ha assistito all'anteprima della riapertura della cattedrale secentesca, che è stata ufficialmente riconsegnata al culto domenica 11 maggio 2014, dopo una solenne processione in cui sono state portate sull'antica rocca le statue di san Gennaro, San Gelso e San Procolo, il santo patrono di Pozzuoli, cui è intitolato il duomo.

 

Solfatara

 

L'antico "Forum Vulcani", così chiamato da Strabone nella sua "Strabonis georgraphica", ampio cratere che dopo due millenni di attività, ancora oggi gorgoglia di fuoco sotterraneo, emettendo soffi di zolfo, getti di fango bollente detti vulcanetti e sbuffi di vapore (fumarole) che raggiungono la temperatura di 162 gradi, è senz’altro il più interessante vulcano dei Campi Flegrei.

Nel corso della visita al vulcano si possono osservare due fenomeni che generano stupore e sgomento nel visitatore: la condensazione del vapore. Uno dei fenomeni più appariscenti della Solfatara è quello della condensazione del vapore acqueo che si determina avvicinando ad una fumarola una piccola fiamma: i vapori appaiono progressivamente più intensi poiché sia le minute particelle solide prodotte dalla combustione sia gli ioni dei gas atmosferici prossimi alla fiamma agiscono da nuclei di condensazione del vapore stesso.

Il rimbombo del suolo. Un altro fenomeno impressionante è quello provocato da un masso, che, lasciato ricadere al suolo da piccola altezza, in alcuni punti del cratere, determina un cupo rimbombo che crea la sensazione che vi siano delle grandi cavità sotterranee. In realtà si tratta di micro cavità prodotte dai gas delle fumarole in un terreno di sua natura abbastanza poroso. 

Le principali attrazioni turistiche sono: la Fangaia, la Bocca Grande (ovvero la fumarola principale), il Pozzo dell’acqua minerale e le vecchie Stufe (saune naturali). 

La Solfatara apre ufficialmente alla visita nel 1900, pur essendo sin da tempi remoti meta di escursioni per i noti fenomeni vulcanici, per la cura delle acque sulfuree e per le stufe calde; era infatti compresa tra le quaranta più famose terme dei Campi Flegrei sin dal Medioevo.

Non vi era viaggiatore del ‘700 e ‘800 che non inserisse la Solfatara tra le sue escursioni nell’ambito del cosiddetto Grand Tour, viaggio di istruzione per i giovani delle famiglie nobili europee. Intorno al 1900 è stato organizzato all’interno della Solfatara anche uno stabilimento termale.

La durata media della visita è di 45 minuti; un’area di ristoro riccamente alberata permette la sosta al termine della passeggiata.

INFO UTILI

 

Aperto tutti i giorni dalle 8:30 alle 16:30.

La biglietteria chiude mezz'ora prima

 

 

Indirizzo:

Via Solfatara 161 - Pozzuoli (NA)

 

 

Telefono:

081-5262341

 

 

Ingresso:

Intero 5,50 euro
Ridotto 5,00 euro per gruppi da 15 persone
Ragazzi fino 10 anni  4 euro
Con ArteCard ingresso 4,40 euro
Bambini fino 4 anni  GRATIS

Stadio di Antonino Pio

Da non confondere con il circo, dove si svolgevano gare equestri, lo stadio era concepito per   giochi che adesso chiamiamo atletica leggera. L’imperatore Antonino Pio intorno al 140 d.c. fece costruire lo stadio di Pozzuoli in onore del padre adottivo Adriano morto nel 138 ed istituì allo scopo la celebrazione dei giochi  Eusebeia (per divina riverenza).

Attualmente è visibile l’arco monumentale di inizio della struttura dello stadio che, attraversando la via Domiziana, proseguiva per trecento metri. Gran parte della pista e degli spalti sono precipitati nel vuoto. A causa del noto fenomeno bradisismico, nel corso dei secoli il suolo puteolano si abbassò di circa dodici metri. Le maree ebbero buon gioco ad indebolire la struttura geologica della piattaforma definita starza e quando questa tornò a risollevarsi franò inesorabilmente per buona parte. Lo stadio ne è muto testimone.

La Necropoli di via Celle.

Tra le diverse necropoli puteolane spicca per la sua maestosità quella di via Celle. Partendo dal quadrivio dell’Annunziata si snoda lungo un percorso della via Consularis Puteolis Capuam, fino a comprendere anche la zona diSan Vito in direzione Quarto. Come la maggior parte delle strade della periferia delle città romane, era fiancheggiata da sepolcreti. Nel nostro caso, compresi tra il primo ed il secondo secolo d.c., offrono un interessante elemento alla nostra riflessione. Nel primo secolo e per la metà del secondo prevalgono le tombe ad incinerazione. Dopo la cremazione i resti dei defunti venivano posti in delle urne e depositate in cellette dette colombari per la loro forma tipica. Poi le tendenze cambiano a favore della inumazione, con la deposizione dei corpi in sepolcri incorporati nel pavimento, ma non mancano elegantissimi sarcofaghi marmorei.

I Mausolei

Come ben sappiamo nessun popolo con diverso modo di seppellire i propri defunti ha invaso l’Italia e tantomeno la Zona Flegrea in quell’epoca. Come spesso la storia ci dimostra è lo stesso popolo a cambiare usi e costumi che si evolvono nel tempo.
Percorrendo la strada venendo da San Vito, all’uscita da una curva ad angolo retto, sono stati portati alla luce ben quattordici mausolei di fila sullo stesso lato, dall’altro purtroppo ne è rimasto uno solo. Per coloro che entravano in Puteoli provenienti da Capua doveva presentarsi veramente un bel colpo d’occhio entrando nella strada che attualmente chiamiamo via Celle. Le antiche cappelle di famiglia erano finemente dipinte e decorate. I benestanti puteolani mostravano la loro opulenza spendendo grosse somme per la costruzione e la cura delle tombe dei loro cari che volevano belle.

Tutti i mausolei presentano spazi dove si consumavano cibi in compagnia dei defunti, onorandoli nel ricordo dei loro meriti tessendo i dovuti elogi. Il culto dei morti, un modo di esprimere una profonda spiritualità in comunione con i cari defunti, trova le testimonianze archeologiche nell’Italia centro meridionale fin dall’eneolitico (culture del Rinaldone e del Gaudo) ed è vivo ancora oggi.

Gli studi di Theodor Mommsen.

Tra i quindici mausolei solo uno si distingue per la diversità architettonica e la destinazione d’uso. Il più grande di tutti, articolato su tre piani offriva la possibilità di sepoltura ai soci di un “collegia”. Questo termine, adoperato per la prima volta dal grande studioso Theodor Mommsen, indica l’ente associativo di lavoratori operanti in uno stesso mestiere. I quali nell’antica Roma si univano per meglio curare i propri interessi da un vero e proprio punto di vista sindacale. Tutelati dal diritto romano, si adoperavano anche per dare una degna sepoltura agli associati. Notizie scrittorie sull’argomento sono numerose, ma a Pozzuoli abbiamo la prova archeologica che oltre ogni ragionevole dubbio, attesta l’esistenza e le attività delle associazioni di arti e mestieri nella Roma antica.

CHIESA DI SAN RAFFAELE ARCANGELO

Un piccolo “scrigno barocco” nel cuore della città di Pozzuoli.

Potrebbe essere così definita la Chiesa di Raffaele Arcangelo posta a pochi passi dal Rione Terra e a ridosso del centro storico cittadino. Un vero gioiello riportato all’antico splendore da recenti lavori di restauro e recupero.

CENNI STORICI – L’edificazione della chiesa di San Raffaele si è avuta a metà del diciottesimo secolo. In un primo momento si pensò a ristrutturare ed ampliare la cappella dedicata a Santa Caterina di Alessandria. Ma successivamente si valutò che era più utile e comodo abbattere la costruzione esistente per edificarne una nuova. Nel corso dei secoli successivi la chiesa ha, come prassi, avuto numerose modifiche tutte attestate dalle documentazioni presenti nel museo diocesano, sito oggi presso il Rione Terra.

La chiesa dedicata all’Arcangelo Raffaele rappresenta un perfetto esempio di stile barocco, per le sue non imponenti dimensioni e per il trionfo dello stile settecentesco presente nella struttura. “San Raffaele” è l’unico edificio di questo genere presente in città. L’unicità della piccola chiesa puteolana è data dall’essere barocca, ma progettata con regole classiche. La struttura è ingentilita dalle linee dello stile rococò più delicato e raffinato. L’unica sezione intatta dalla sua costruzione è la pavimentazione che nel corso dei secoli non ha mai avuto nessun cambiamento, cosa ben testimoniata dall’usura che il passaggio dei fedeli ha causato nel corso dei secoli.

Non solo architettura

La struttura della chiesa di San Raffaele Arcangelo è inoltre impreziosita da numerose opere scultoree e pittoriche presenti al suo interno. Tra le quali spiccano i lavori di Giacinto Diano, artista di origini puteolane che tanto ha dato alla città.

APERTURA AL PUBBLICO E FUNZIONI LITURGICHE – La chiesa purtroppo non è sempre aperta al pubblico. Gli attuali orari di apertura al pubblico sono i seguenti: Martedì – Giovedì – Sabato: dalle ore 10:00 alle ore 12:00. Le funzioni liturgiche invece sono: il Santo Rosario alle ore 10:30; Santa Messa: ogni sabato ore 9:30, 1° Venerdì del mese ore 9:30 (escluso luglio – agosto), 2° Venerdì del mese 9:30 (escluso luglio – agosto).

Alla scoperta del Tempio di Serapide a Pozzuoli

Camminando lungo l’area portuale di Pozzuoli, è impossibile non ‘inciampare’ in tre antiche colonne in marmo che, fiere come un Dio, si ergono sulla città. Quando furono costruite? E cosa rappresentano? Scopriamolo!

Storia del Tempio di Serapide o ‘Macellum’

Nei primi anni 50 del XVIII secolo, uno dei progetti principali di Carlo III di Borbone, fu quello di riportare alla luce delle importanti scoperte archeologiche,  attraverso una campagna di scavo sulla scia delle più recenti di Pompei ed Ercolano. Una di queste scoperte, infatti, fu la statua del Dio Egiziano Serapide, che ha dato il nome al maestoso altare composto da queste tre colonne, il quale inizialmente fu identificato come un vigneto, per poi essere riconosciuto come un antico mercato di epoca Romana,chiamato “macellum” (dal latino: “mercato”).

La struttura del Tempio di Serapide

Intorno al I e II secolo d.C., una nuova struttura sorse sull’antica città di “Puteoli” (Pozzuoli). Si trattava di un cortile da un’ampia forma quadrata, circondata da un colonnato sul cui si affacciavano queste tre colonne (chiamate “tabernae”). Inizialmente esse erano 36, con un’altezza di 5, 90 m, fatte di granito grigio e marmo bianco; il centro del cortile era, invece, composto da un piccolo tempio di forma rotonda chiamato “tholos”, costituito da 16 colonne in marmo africano e decorate da motivi marini. Al lato opposto dell’ingresso, invece, vi era una nicchia anchìessa riccamente decorata e costituita da 11 colonne alte 11,94 m.

Tempio di Serapide

Tempio o mercato?

E’ solamente alla fine del XX secolo che nuovi studi sulla struttura dell’antico mercato portarono alla luce il fenomeno del bradisismo, grazie al quale il mercato di Pozzuoli differisce molto da quelli di Roma e Capua. Grazie a questi studi, infatti, esso è risultato essere terzo in ordine di importanza. Resta solo una domanda a cui rispondere: è un tempio o solo un mercato? 

Il Macellum Puteolano.

 

Il “Tempio di Serapide”, così è incautamente chiamata la struttura quadrangolare di origine romana riportata alla luce intorno al 1750. Ancora in quegli anni le tre colonne centrali affioravano dal piano di calpestio per alcuni metri, tutti sapevano che sotto  doveva esserci qualcosa di molto antico.

Il ritrovamento della statua di Serapide fece pensare ad un tempio dedicato alla divinità, dalle sorgenti ancora oggi individuabili si passò ad immaginare un luogo termale ed infine è ormai da tutti ritenuto un “macellum”, cioè un mercato. Nel museo dei Campi Flegrei, sito nei locali del castello aragonese di Baia, è esposta la puntuale ricostruzione plastica del “tempio”. Grandi e costosissime colonne, statue in onorificenza a divinità e imperatori, abbondanti rivestimenti e pavimentazione di marmi pregiati, una elegantissima fontana e una solenne facciata posta di fronte all’ingresso.

Pensare ad un mercato e vedere massaie intende a fare la spesa in questo aristocratico ambiente, presuppone uno sforzo di fantasia veramente improbo. Tuttavia le statue poste a protezione dello scambio fortunato non ammettono dubbi, quei luoghi erano preposti alla contrattazione commerciale. Duemila anni prima del Cis di Nola, Puteoli aveva ideato e costruito il suo centro di smistamento merci servito da un grande porto.

Termometro del bradisismo. Sulle tre alte colonne centrali si possono osservare fori provocati da molluschi marini, indicano che per un certo tempo sono restate sotto il livello del mare. L’osservazione del tempio ha molto aiutato gli studi sul bradisismo