Napoli e i suoi misteri - Napoli esoterica

Popolata da sirene e sibille, scenario perfetto per maghi e alchimisti, Napoli è città magica per eccellenza dove si fondono miti e magie, religione e superstizione. Basta fare un giro al centro storico per avvertire ancora la persistenza di tali tradizioni arcane.

Tantissime sono le storie, che circolano per bocca del popolo su alcuni luoghi della città, storie che fanno di Napoli una città ignota, magica e ammantata di un alone di mistero.

Alcuni luoghi, in particolare hanno da sempre la fama di essere legati a culti leggendari ed esoterici, la cui natura e il cui significato ancora non ha trovato una spiegazione razionale di carattere scientifico. Vediamo quali sono i luoghi più conosciuti della Napoli esoterica, che vale la pena visitare almeno una volta nella vita.

 

Cappella Sansevero

Cappella San Severo
Chiamata anche con il nome di Chiesa di Santa maria della Pietà o della Pietatella, la Cappella Sansevero venne costruita da una figura leggendaria e ambigua, il principe Raimondo di Sangro, che a Napoli godeva della fama di alchimista e di mago. Stando ad alcune voci, pare che la cappella sia stata costruita su un antico tempio dedicato alla dea Iside. Essa ospita opere d’arte di straordinario rilievo artistico ed estetico, primo fra tutti il “Cristo velato” di Giuseppe Sanmartino; la scultura si caratterizza per una bellezza tale, che Antonio Canova, non essendo riuscito ad acquistarla, dichiarò che avrebbe volentieri donato dieci anni della propria vita, pur di vedersi attribuita la paternità di un simile capolavoro.

 

Chiesa di Santa Maria la Nova

Chiesa Santa Maria Nova

La chiesa, situata a pochi passi da Piazza Giovanni Bovio (Metro: “Università”), fu costruita in stile Barocco, tra il 1279 e il 1599. Ad attirare l’attenzione dei visitatori, all’interno del chiostro affrescato, è un misterioso dragone scolpito sulla facciata di una tomba misteriosa, attribuita a Vlad III di Valacchia, il conte Dracula! La questione ha subito stuzzicato la curiosità dell’Università di Tallinn. Gli studiosi dell’ateneo estone hanno rintracciato alcuni elementi decorativi, che lascerebbero pensare alla tomba del re/vampiro. Innanzitutto, il drago, sulla facciata dell’avello, sarebbe molto simile a quello riportato sui blasoni degli stemmi delle famiglie Blasa e Ferrillo, da cui Vlad discendeva; stranissime sarebbero anche le due sfingi, simbolo della città di Tebe, il cui nome presenta delle assonanze con quello di Vlad Țepeș, che, secondo gli studiosi Giandomenico, Glinni e Barbatelli, sarebbe morto proprio a Napoli; infine, non avendo avuto la possibilità, per motivi legali, di aprire la tomba, l’equipe di studiosi, attraverso una sonda, avrebbe rilevato una temperatura interna di gran lunga più elevata rispetto a quella dell’ambiente esterno. Un mistero irrisolto nella Napoli esoterica.

 

Cimitero delle Fontanelle

Fontanelle


Scavato all’interno di un’antica cava, nel cuore del folcloristico Rione Sanità, il Cimitero delle Fontanelle accoglie i resti delle vittime della grande peste del 1636 e dell’epidemia di colera, che mise in ginocchio Napoli esattamente due secoli dopo.
Fino ai primi anni ’50 del secolo scorso, il sito monumentale era oggetto di un culto straordinario ed inusitato, quello dele “anime pezzentelle”: i fedeli avevano la possibilità di “adottare” temporaneamente il cranio di un defunto a loro ignoto, di cui invocavano l’anima, per ottenere grazie e favori e per entrare in possesso dei numeri vincenti al gioco del lotto. Dopo interminabili preghiere, se l’anima esaudiva la richiesta, il fedele, dopo averla accuratamente ripulita e lucidata, la riponeva in una teca fabbricata a mano e ricavata da scatole di biscotti e/o pezzi di alluminio e cartone. Numerossissime sono le leggende che circolano attorno a questo culto, come quella del cranio piangente o del capitano.

 

Chiesa del Gesù Nuovo

Gesù Nuovo

A piazza del Gesù Nuovo, cuore pulsante del centro storico e luogo di ritrovo della gioventù partenopea, si erge un maestoso edificio di culto, la Chiesa del Gesù Nuovo. Costruita sull’antico palazzo Sanseverino, per volere di Roberto Sanseverino, principe di Salerno, la chiesa ha una facciata in bugnato, su cui sono stati rinvenuti dei segni alquanto strani: alcuni hanno ritenuto che sia un codice esoterico scritto in sanscrito, altri invece hanno ipotizzato possa trattarsi di un sistema di comunicazione, utilizzato dai lavoratori della pietra.

Oltre ai luoghi che affascinano per il mistero che li circonda la storia di Napoli è piena di miti e figure leggendarie, storie di fantasmi ed anime vaganti.

 

Ecco di seguito le storie di fantasmi più affascinanti

 

FANTASMA SAN DOMENICO MAGGIORE

Nel 1590 il Palazzo Sansevero di Napoli fu lo scenario di un increscioso omicidio. La notte del 18 ottobre, il principe Carlo Gesualdo decise le sorti della moglie e del suo amante Fabrizio Carafa, duca d’Andria. Due sicari bussarono alla porta degli amanti e li assassinarono. I corpi dei due amanti furono esposti sulla porta del palazzo come rivendicazione nei confronti del principe Carlo di Venosa, successivamente fuggito da Napoli per timore di una vendetta da parte della famiglia Carafa. Si racconta che l’anima inquieta di Maria, da quel giorno, si aggiri tutte le notti tra le strade buie di Piazza San Domenico Maggiore emettendo forti lamenti e singhiozzi, alla ricerca dell’amante defunto.

 

PALAZZO DONN’ANNA – POSILLIPO

La vicenda che caratterizza Palazzo Donn’Anna racconta una storia di due innamorati. Il palazzo era di proprietà di donn’Anna Carafa che, come di consueto tra i borghesi, organizzava svariati eventi. In una festa a palazzo si tenne la messa in scena di una commedia i cui attori furono dei nobili. Tra i protagonisti c’erano donna Mercede De Las e Gaetano di Capasenna. Secondo la leggenda, nell’ultima scena i due si baciarono con trasporto e passione. La scena fece impazzire donn’Anna, in quanto Gaetano era segretamente il suo amante. In seguito a quello spettacolo le due donne litigarono molteplici volte, finchè un giorno Mercede scomparve. Gaetano cercò la donna in ogni luogo ed ogni giorno della propria vita finchè non incontrò la morte. Si racconta che le anime dei due innamorati si aggirino ancora nel palazzo, alla ricerca l’uno dell’altra.

 

LEGGENDA DI DONNA ALBINA, DONNA REGINA E DONNA ROMITA

Nel 1320 a Napoli esisteva una nobile famiglia dal cognome Toraldo. La famiglia Toraldo era caratterizzata da tre figlie coetanee, amabili, pure e devote. Alla morte della madre, il padre decise di dare in sposa la figlia più grande, Regina, a don Filippo Capece: un giovinotto piacente e celebre tra le fanciulle di corte. Le sorelle confessarono a Regina di essere segretamente innamorate di quest’uomo ed anch’essa rivelò lo stesso amore. Il padre desiderò fortemente questo matrimonio in quanto per accordi con il re Roberto D’Angiò, gli eredi avrebbero ricevuto il cognome dalla madre ed avrebbero continuato la discendenza dei Toraldo. Purtroppo il matrimonio non si verificò in quanto le tre sorelle, dopo mesi di malessere, decisero di entrare in convento e fondare tre monasteri per evitare di ferirsi ed infrangere i sogni d'amore delle altre. Si racconta che i fantasmi delle tre sorelle vaghino per il centro storico alla ricerca dello sguardo dell’amato, cercandosi, sfuggendosi e sostenendosi tra loro.

 

LA BELLA MBRIANA

La Bella Mbriana è una presenza angelica e benigna che abita le case napoletane. Si narra che si manifesti in forma di geco o dietro il movimento delle tende e la sua presenza sta a significare equilibrio, benessere, salute e buon auspicio. In antichità si era soliti lasciare una sedia vuota per lasciar riposare la donna e se tutte le sedie venivano occupate, se si preannunciava un trasloco o una ristrutturazione era rischioso in quanto la Bella Mbriana poteva decidere di andar via infastidita.

 

LA SPOSA INFELICE DI CAPODIMONTE

Si racconta che nella basilica dell’Incoronata del Buonconsiglio ci sia il fantasma di una giovane donna che a causa di una brutta malattia morì prematuramente il giorno precedente al suo matrimonio. La chiesa di Capodimonte sarebbe stato lo scenario che avrebbe dovuto incoronare quel sogno. Sembra proprio che sia qui che il fantasma della donna si manifesti nostalgico ed in pena. Pare che in primavera si mostri alle donne nubili seduto sulle scale, in tutto il suo sconforto.

 

FANTASMA DELLA CHIESA DI SANTA CHIARA

La chiesa di Santa chiara fu fortemente desiderata dal re Roberto D’Angiò e dalla moglie Sancha di Maiorca. La donna fu tumulata nella basilica il 28 luglio 1945. Da quel giorno si racconta che il suo fantasma vaghi per il monastero con le mani giunte in preghiera, un lungo saio ed il volto ricoperto di lacrime. Si narra che nessuno ha mai potuto raccontare i dettagli del suo volto in quanto difficilmente ferma le sue preghiere ed il suo cammino. Inoltre si racconta che chiunque abbia provato a disturbarla non ne è mai uscito vivo.

 

I FANTASMI DI CAPODIMONTE

Capodimonte fu la tenuta di caccia dei Borbone nel XVIII secolo. Si narra che qui abitino ancora i fantasmi di due meravigliose regine, quello di Maria Carolina D’Asburgo e quello di Maria Cristina di Borbone. Maria Carolina fu la moglie di Ferdinando IV e sorella di Maria Antonietta di Francia. Una donna di corte devota alla vita sociale ed amante delle feste. Si narra che di notte organizzi ancora grandi balli ed eventi. Di notte spesso si udiscono musiche ottocentesche provenire dalle sale da ballo e si intravedano misteriose figure danzanti che scompaiono con le luci del giorno. Inoltre si racconta che il fantasma del marito viva ancora nel quartiere di San Leucio, a Caserta, e periodicamente si mostri al pubblico con la sua maestosa carrozza. Maria Carolina invece occupa una parte differente della residenza di Capodimonte. Pare si manifesti nel bosco, nei pressi della grotta che ha preso il suo nome. Secondo alcune leggende, Maria Carolina era solita andare alla grotta a pregare perché molto devota ma secondo altri racconti in realtà andava alla grotta per intraprendere relazioni extra coniugali in quanto stanca del marito. Si narra che ebbe numerosi amanti e successivamente ad ogni incontro, per nascondere ogni traccia dei suoi tradimenti gettava l'amante nella grotta.

 

MUNACIELLO

Il Munaciello è uno spiritello di cui si racconta nella tradizione napoletana. Le origini della leggenda sono incerte. Matilde Serao, nota scrittrice napoletana, sosteneva fosse un personaggio storico realmente esistito. Secondo il racconto, nel XV secolo Caterina Frezza, la figlia di un noto mercante, si innamorò di Stefano Mariconda, un garzone. Ebbero una relazione illecita e segreta in quanto la società non accettava che due persone appartenenti a ceti sociali  differenti potessero avvicinarsi ed innamorarsi. Durante uno dei propri loschi incontri, Stefano venne assalito ed ucciso, gettato nel vuoto. Caterina scelse di entrare in convento e poco dopo nacque un bambino, frutto di quell'illecito amore. Il bambino era nano e deforme e, nonostante le preghiere, i suoi stati di salute non migliorarono. Nonostante la madre lo vestisse da sacerdote come segno di devozione nella speranza che le sue condizioni cambiassero. Le persone guardavano con disgusto le sue stranezze fisiche e cominciarono ad attribuirgli caratteri benevoli e ad attribuire il buon augurio o la sfortuna al colore del cappuccio del suo saio: quando era rosso era di buon auspicio, quando invece era nero si preannunciavano sciagure. Dopo la morte della madre la sua vita si complicò perché vennero attribuiti a lui tutti gli avvenimenti negativi. Si racconta che la famiglia della madre lo abbia assassinato e successivamente il suo spiritello cominciò a vagare dispettoso tra le strade della città per rivendicare la sua persona. Esiste, però, un altro racconto sulle origini di questa strana creatura. La leggenda narra che il Munaciello in realtà fosse il “pozzaro”, l’antico gestore dei pozzi che poteva entrare nelle case dei ricchi indisturbato attraverso i sotterranei. Quando l’uomo non veniva pagato, si introduceva nelle case dei borghesi e talvolta rubava ma poteva anche decidere di lasciare un dono alla propria amante. Da qui la tradizione vuole che lo spiritello sia talvolta benefico, talvolta dispettoso. In realtà si esprime e manifesta in tre modi: con atti di simpatia, di antipatia o di apprezzamento. L’apprezzamento è devozione nei riguardi di belle donne, le sfiora e le palpeggia compiaciuto e divertito. Gli atti di antipatia invece possono essere: la sparizione di oggetti, la rottura di stoviglie oppure si fa beffa dei dormienti. Quando invece il Munaciello decide di manifestarsi con la simpatia è una gran fortuna perché può lasciare monete o fare scherzi che lascino interpretare i numeri da giocare al lotto ma potrebbe anche manifestarsi fisicamente e far segno di seguirlo. Si racconta che chiunque lo segua trovi un enorme tesoro, ma attenzione a non raccontare nulla… se non si vuole rischiare di incappare in disgrazie o sfortuna!