Il lungomare e Chiaia

Tappa obbligatoria per chi visita Napoli. In questa zona di Napoli si può trascorrere un’intera giornata tra arte, cultura, storia, paesaggi incantevoli, shopping e cibo delizioso. Insomma non manca niente.

È definito il salotto di Napoli e passeggiare per le famose strade di Chiaia partendo da Via Chiaia, passando per via dei Mille, Via Caracciolo e Mergellina capirai il motivo di tale definizione.

Di seguito le principali attrazioni da vedere, mentre se vuoi degli approfondimenti ti invito qui. Il nostro blog è costantemente aggiornato e ti offrirà non solo spunti su cosa visitare, ma ti darà dettagli tecnici dei singoli monumenti di Napoli.


Castel dell'Ovo

Il castel dell'Ovo (castrum Ovi, in latino), è il castello più antico della città di Napoli, ed è uno degli elementi che spiccano maggiormente nel celebre panorama del golfo. Si trova tra i quartieri di San Ferdinando e Chiaia, di fronte a via Partenope.

Il suo nome deriva da un'antica leggenda secondo la quale il poeta latino Virgilio - che nel medioevo era considerato anche un mago - nascose nelle segrete dell'edificio un uovo che mantenesse in piedi l'intera fortezza. La sua rottura avrebbe provocato non solo il crollo del castello, ma anche una serie di rovinose catastrofi alla città di Napoli. Il castello sorge sull'isolotto di tufo di Megaride (greco: Megaris), propaggine naturale del monte Echia, che era unito alla terraferma da un sottile istmo di roccia. Questo è il luogo dove venne fondata  Parthenope nell' VIII secolo a.C., per mano cumana.

Oggi è annesso allo storico rione di Santa Lucia ed è visitabile. Nelle grandi sale si svolgono mostre, convegni e manifestazioni. Alla sua base sorge il porticciolo turistico del "Borgo Marinari", animato da ristoranti e bar, sede storica di alcuni tra i più prestigiosi circoli nautici napoletani.


Fontana del Gigante

La fontana del Gigante è una delle fontane monumentali di Napoli di inizio XVII secolo; si trova in via Partenope, a poca distanza dal castel dell'Ovo.

La fontana è articolata mediante tre archi a tutto sesto, sopra i quali sono collocati i grandi stemmi che simboleggiano la città, i viceré di Napoli ed anche il re di quel periodo storico. Nell'arco centrale vi è la tazza che è sorretta da due animali marini, mentre, le statue nei restanti due archi laterali, rappresentano divinità fluviali che stringono tra le mani due mostri del mare. Le due statue (le cariatidi) sono poste all'estremità degli ultimi archi: esse sono intente nel reggere cornucopie.


Galleria Borbonica

La Galleria Borbonica, è una cavità sotterranea che si estende sotto la collina di Pizzofalcone, nei pressi di Palazzo Reale.

Nel 1853 Ferdinando II di Borbone commissionò un lungo traforo sotterraneo che collegasse il Largo della Reggia (odierna Piazza Plebiscito) a piazza della Vittoria, passando al di sotto della collina di Pizzofalcone. Il fine dell’opera era di carattere militare: il tunnel doveva costituire una rapida via di fuga verso il mare per la famiglia reale e un rapido collegamento con la reggia per i soldati presenti nelle caserme di Chiaia. Il tunnel fu inaugurato dal Re il 25 maggio del 1855, ma lo scavo non fu mai ultimato senza permettere dunque che sboccasse presso piazza Carolina.

Il percorso, nel secolo successivo, fu abbandonato, fino a quando durante la Seconda Guerra Mondiale alcuni ambienti sotterranei furono adoperati e allestiti come rifugio antiaereo dal Genio Militare. Il sito è stato aperto al pubblico dall'Associazione Culturale "Borbonica Sotterranea" il 29 ottobre 2010. Gli ambienti sommersi da metri e metri di detriti di vario genere sono ritornati allo stato originario, divenendo una rilevante attrazione turistica.

La Galleria Borbonica ha tre ingressi:

  • via Domenico Morelli, vicino a piazza dei Martiri, all'interno del parcheggio Morelli
  • vico del Grottone nº4, Traversa di via Gennaro Serra, nei pressi di piazza del Plebiscito
  • via Monte di Dio n. 14, Palazzo Serra di Cassano.

Via Chiaia

La via parte da piazza Trieste e Trento, nei pressi di piazza del Plebiscito e di via Toledo e termina a piazza dei Martiri, molto vicino all'inizio della riviera di Chiaia. Via Chiaia è assieme a via dei Mille una delle più eleganti e conosciute strade di Napoli per lo shopping d'élite. La strada è comunque costituita da numerosi importanti edifici e chiese monumentali, tra i quali si ricordano alcuni di essi:

Il Ponte di Chiaia

Il Ponte di Chiaia, costruito nel 1636 per collegare la zona di Pizzofalcone con i Quartieri Spagnoli, è in stile neoclassico e presenta varie decorazioni marmoree. Solo una delle due arcate che la compongono è visibile, per via dei palazzi costruiti in seguito.

Palazzo Cellammare:

Il Palazzo Cellammare è un antico palazzo nobiliare fondato nel XVI secolo per volontà dell'abate di Stigliano Giovanni Francesco Carafa. La connotazione odierna del palazzo, che ha conosciuto numerosi interventi di abbellimento successivi alla sua fondazione, connota una «mescolanza del severo e del pomposo, del cinquecento e del barocco».

Chiesa di Sant’Orsola a Chiaia

La Chiesa di Sant'Orsola a Chiaia, seppur abbia perso dopo i restauri ottocenteschi gran parte del suo pregio originario, presenta pregiati affreschi sugli archi della navata e sulla volta.


Teatro Sannazzaro

Il Teatro Sannazzaro, altrimenti noto come Bomboniera di via Chiaia, venne inaugurato nell'Ottocento. Calcarono il suo palcoscenico grandi interpreti, come Emma Gramatica e Ruggero Ruggeri. Lungo la strada ci sono anche diversi bar e ristoranti storici della città, come il Gran Caffè Gambrinus, il quale costituisce l'inizio proprio di via Chiaia, e la pizzeria Brandi, dove nel giugno 1889 fu inventata la pizza Margherita.

La via termina poi a piazza dei Martiri, dalla quale si può accedere alla Riviera di Chiaia scendendo per via Calabritto, o al Chiatamone, scendendo per via Domenico Morelli. Poco prima della piazza invece, dopo il palazzo Cellammare, svoltando a destra, è possibile giungere a via dei Mille. La via è esclusivamente destinata al transito pedonale.


Piazza dei Martiri

Sorse intorno al XVII secolo, costituendo una delle prime espansioni verso ovest di una città alla quale per secoli fu vietato di estendersi al di fuori delle mura. Trovandosi in uno dei quartieri più ricchi della città, la piazza è considerata fra le più in. È dominata dalla colonna dedicata a tutti i napoletani caduti per la libertà durante la storia partenopea. Inizialmente era dedicata alla Madonna della Pace perché voluta da Ferdinando II per la pace riconquistata dopo i moti del 1848.

Alla base vi sono quattro leoni ognuno dei quali rappresenta martiri napoletani di diverso periodo storico:

  • il leone morente, opera di Antonio Busciolano, raffigura i caduti della Repubblica Partenopea del 1799;

  • il leone trafitto dalla spada, opera di Stanislao Lista, i caduti carbonari del 1820;

  • il leone sdraiato, opera di Pasquale Ricca, con lo statuto del 1848 sotto la zampa, rappresenta i caduti liberali dello stesso anno;

  • il leone in piedi (l'unico dei quattro), opera di Tommaso Solari, invece è dedicato ai caduti garibaldini del 1860.

Intorno all'obelisco sorgono diversi palazzi monumentali tra cui Palazzo Partanna e Palazzo Calabritto.


PAN

Il palazzo delle Arti di Napoli (anche conosciuto come PAN) è un museo ubicato nello storico palazzo Carafa di Roccella in via dei Mille; ospita esposizioni di arte contemporanea nelle sue molteplici forme (pittura, scultura, fotografia, grafica, fumetto, design, videoarte, cinema...).

Inaugurato il 26 marzo 2005, La struttura ha una superficie di 6.000 m2 su tre piani con aree espositive, mediateca, spazi per attività didattiche, libreria dedicata, caffetterie, terrazze...


Piazza Amedeo ed il Castello Aselmeyer

Immaginando di essere partiti da Via Chiaia, esser passati per Piazza dei Martiri ed imboccando Via dei Mille, questo percorso ricco di Chiese, musei, gallerie sotterranee, palazzi storici e grandi firme per shopping di lusso, termina a Piazza Amedeo e l’incredibile e sorpendente vista di uno scorcio di Corso Vittorio Emanuele con il Castello Aselmeyer. L'edificio eretto definitivamente nel 1902 dall'architetto anglo-napoletano Lamont Young, oltre a rendere incantevole la vista da Piazza Amedeo,  rappresenta uno dei più riusciti esempi di architettura neomedievale della città; presenta numerosi elementi autobiografici dell'architetto, oltre ad evidenti elementi "elisabettiani" e "Tudor".

Il progetto risulta una combinazione di elementi dell'architettura gotica inglese, come archi inflessi o ogivali e presenta torri sporgenti, in modo da dare al castello una impronta di carattere medievale. Inoltre meritano annotazione anche i materiali utilizzati per edificare il castello, infatti, la facciata, costituita da due torri laterali, è rivestita interamente da bugne in pietra vesuviana, mentre gli interni (soffitti, pavimenti, pareti, scale, porte) sono tutti in legno.


Villa Pignatelli

La villa Pignatelli è una prestigiosa villa monumentale ubicata lungo la Riviera di Chiaia. La struttura, con annesso parco, rappresenta uno dei più significativi esempi di architettura neoclassica della città. Al suo interno hanno sede il Museo Principe Diego Aragona Pignatelli Cortés e il Museo delle carrozze di villa Pignatelli. La villa prima di divenire proprietà dello Stato Italiano nel 1955 fu abitata da famiglie nobili, potenti ed estremamente ricche.

Voluta nel 1826 dal baronetto Sir Ferdinand Richard Acton, dopo la morte di Acton, nel 1841, la villa venne acquistata dalla famiglia di banchieri tedeschi  Rothschild, che la abitarono fino al 1860. Nel 1867 la famiglia tedesca vide le proprie sorti legate a quella dei Borbone di Napoli, i quali furono allontanati dalla città a seguito dell'unità nazionale. Così la villa fu ceduta al principe Diego Aragona Pignatelli Cortés, duca di Monteleone. I Pignatelli furono nobili molto raffinati nei gusti e nei modi tant'é che trasformarono il luogo in un punto d'incontro culturale tra intellettuali e alta aristocrazia napoletana ed europea. I Pignatelli furono quindi gli ultimi proprietari della villa rimanendovi ad abitare dal 1897 fino al 1955, data nella quale fu ultimata la donazione della struttura allo Stato Italiano.


Villa Comunale

La Villa Comunale è uno dei principali giardini storici della città e si estende per oltre 1 km tra piazza della Vittoria e piazza della Repubblica, fiancheggiato dalla Riviera di Chiaia e da via Caracciolo. Il suo primo nucleo risale al 1697, quando il viceré duca di Medinacoeli fece piantare lungo la riviera di Chiaia un doppio filare di alberi abbellito da 13 fontane, indirizzando una prima idea di passeggiata che dalla porta di Chiaia si spingeva fino alla Crypta Neapolitana. Tra il 1778 e il 1780 l'area della spiaggia lungo la riviera fu convertita in un vero e proprio passeggio, un giardino urbano molto in voga in quegli anni, per volontà di Ferdinando IV di Borbone e per opera di Carlo Vanvitelli, figlio del più noto Luigi, sulla scia di quanto aveva fatto il padre, Carlo III di Spagna, lungo il Salon del Paseo del Prado di Madrid. Il Vanvitelli si avvalse dell'aiuto del botanico Felice Abbate, giardiniere reale.

La Crypta Neapolitana è una galleria lunga circa 711 metri scavata nel tufo della collina di Posillipo, tra Mergellina e Fuorigrotta. L'ingresso principale della grotta è ubicato all'interno del parco Vergiliano a Piedigrotta di Napoli, che conserva tra l'altro anche le tombe di Giacomo Leopardi e Virgilio. La tradizione vuole che la galleria sia stata realizzata da Virgilio in una sola notte, con il ricorso alla sua potente arte magica. La leggenda doveva essere molto radicata, tanto che Roberto d'Angiò, scherzando, sottopose la questione al Petrarca durante un suo viaggio a Napoli, e questi rispose, scherzando a sua volta: "Non mi è mai capitato di leggere che Virgilio fosse un tagliapietre. Probabilmente la leggenda fu alimentata dal fatto che nei pressi dell'ingresso orientale ci fosse un colombario della prima età imperiale, identificato ancora oggi come la tomba di Virgilio.

La Crypta Neapolitana ha senz'altro influenzato la cultura e le tradizioni di Napoli. Alla relazione con la galleria si deve l'origine del nome di due quartieri di Napoli: Piedigrotta, al di qua e ai piedi della grotta (il cui ingresso orientale prima dell'intervento di Alfonso V d'Aragona si trovava diversi metri al di sopra del livello stradale), e Fuorigrotta, al di là della grotta.

La crypta ha avuto un ruolo di spicco nelle credenze, nei riti e nel folclore della città. Imponente opera di ingegneria, sicuramente un traguardo di eccellenza per le conoscenza tecniche dell'epoca in cui fu costruita, la galleria continuò a stupire e meravigliare anche nei secoli successivi, come testimoniano le leggende tramandate sulla sua costruzione; per quanto artificiale, la crypta attingeva ed attinge anche alla forte valenza simbolica della caverna, simbolo materno e uterino, del passaggio tra la morte e la vita, tra la luce e il buio.